CORSO PIPPILOTTA 5 DICEMBRE 2019

giovedì 5 dicembre, presso la Sala ADA (Parco della Pescaia, via xx settembre), dalle ore 18.30 si è tenuta l’inaugurazione del corso di autodifesa femminista a cura di PippiLotta.
Qui di seguito una breve spiegazione su cosa si intende per “autodifesa femminista” e in cosa consiste il corso:

“In Italia, nel solo 2014, le donne che hanno subìto una qualche forma di violenza da parte di un uomo sono state 6 788 000; di queste, il 13,6% è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte del partner, mentre il 18,9% per mano dell’ex partner; il 62,7% degli stupri viene commesso da un partner attuale o precedente (dati Istat). Ciononostante, per quanto riguarda i rapporti intimi, la percezione della violenza è quasi nulla. La violenza agìta dal partner è più difficile da riconoscere rispetto all’aggressione da parte di un estraneo. In questo contesto si inserisce la preziosa attività dei CAV, la cui presenza sul territorio rende visibile il fenomeno delle violenze sulle donne, stimolando l’assunzione di responsabilità da parte del corpo sociale. I centri non sono solo luoghi di protezione, accoglienza e sostegno, ma egualmente collaborano a tutto il percorso di fuoriuscita dalla violenza. È in quest’ottica che prende avvio il “Corso di autodifesa femminista” di PippiLotta, un luogo dove poter venire a contatto con il proprio corpo e allenare la propria consapevolezza.

Perché un corso di autodifesa femminista?
L’autodifesa femminista (o empowerment self-defense) adotta uno sguardo il più possibile completo sulla violenza, senza limitarsi a fornire gli strumenti pratici per reagire ad un’aggressione, sebbene anche questo sia parte integrante delle lezioni. Tale set di conoscenze pratiche va integrato da una prospettiva politica e di analisi volta a contestualizzare la violenza, prendendo atto della sua realtà innanzitutto strutturale e simbolica, ovvero socialmente prodotta.
Per questo, ogni lezione si articola in due momenti, della durata di circa un’ora l’uno: il primo, teorico-riflessivo, necessario per costruire la coscienza del proprio intorno e della sua influenza su noi stesse; il secondo, pratico, dedicato all’esercizio delle tecniche vere e proprie e volto ad acquisire consapevolezza del nostro corpo e delle sue molteplici possibilità.
L’esercizio fisico e di contatto consente piano piano di abbattere quelle che potremmo chiamare “vulnerabilità incorporate”, che ci derivano dall’interiorizzazione di stereotipi, ruoli, categorie che vorrebbero le donne remissive, deboli, subordinate.
Esercitare uno sguardo cosciente sulla violenza di genere in un ambiente non-giudicante permette una rilettura del trauma vissuto, scevra dal biasimo e dalla colpevolizzazione. Ampliare il ventaglio delle proprie scelte, grazie agli strumenti appresi durante il corso, consente una maggiore indulgenza verso il proprio sé passato, e una rinnovata fiducia nel sé futuro.
Il corso di autodifesa femminista fornisce una cassetta degli attrezzi. Questo è il suo limite e insieme il suo più grande pregio. Più la si riempie, più situazioni si sarà pronte ad affrontare, tenendo presente che ci sarà sempre la possibilità di non avere l’attrezzo adatto: si può solo rendere questa eventualità il più rara possibile”.