Femminicidio Laura Livi

La Cassazione conferma la condanna a 18 anni per il marito Sorgenti

 

Martedì 7 novembre 2017, si è svolta l’udienza in Corte di Cassazione del procedimento penale a carico di Franco Sorgenti, accusato di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale, e condannato nel 2015 per il femminicidio della moglie Laura Livi. Libera…Mente Donna e Terni Donne sono le associazioni che, insieme al Comune di Terni, si sono costituite parte civile nel procedimento. La Cassazione ha confermato la condanna a 18 anni per l’imputato, già stabilita dal Tribunale di Terni e dalla Corte d’Appello di Perugia, respingendo il ricorso presentato dai legali di Sorgenti, Manlio Morcella ed Enrico De Luca.

Laura è stata uccisa il 29 ottobre 2014 nella sua abitazione, il marito le ha inferto undici coltellate alla presenza delle loro due figlie di 2 e 7 anni chiuse nella stanza accanto. I giudici del Riesame hanno rigettato la richiesta degli arresti domiciliari da parte dei legali difensori dell’imputato con la seguente motivazione: «La collocazione del Sorgenti agli arresti domiciliari in una Comunità non lontana dal luogo dove le figlie abitano, non tranquillizza affatto circa lo spontaneo adeguamento dell’appellante alle prescrizioni che caratterizzano la misura di cautela domiciliare».

Roberto Spoldi, legale della famiglia di Laura, esprime la propria soddisfazione:  “La decisione conferma che la pena irrogata, che derivava dalla riduzione per la scelta dell’abbreviato, era giusta”.

Anche ieri, come già a Terni e Perugia, Libera…mente Donna, Terni Donne e la Comunità di Miranda per Laura, hanno voluto manifestare la propria solidarietà alla famiglia e agli amici di Laura con un presidio in Cassazione per sottolineare, ancora una volta, che la violenza maschile sulle donne  è un fenomeno culturale, ampio e trasversale, che va condannato e contrastato a tutti i livelli. È importante che, tanto le istituzioni quanto la scuola e la società civile, si battano in questa direzione per cambiare una mentalità diffusa che vuole la donna relegata in una posizione di disuguaglianza rispetto agli uomini. Non ci stancheremo mai di ripetere che il femminicidio non è un raptus di follia, bensì l’atto finale e consapevole di un rapporto basato sulla volontà di prevaricazione e sulla violenza dell’uomo sulla donna, ancor più subdolo in un contesto relazionale e affettivo come nel caso di Laura e di tutte quelle donne che vivono quotidianamente in una relazione violenta tentando di emanciparsi da essa.

 

Le Associazioni Libera…Mente Donna e Terni Donne